Questo racconto inizia con la semina, nell’estate, piccoli semi di colore nero, lucidi come gli occhi di certi bimbi furbi e intelligenti. Basta una piccola striscia di pochi centimetri in un grow bed di argilla espansa che ho riservato per fare da semenzaio.

Prima esili “baffi”, molto serrati tra loro, poi inizia a formarsi il fusto, quel carnoso fusto bianco che impareremo a gustare durante l’inverno.

E’ settembre dobbiamo proteggere le giovani piantine dall’attacco della mosca del porro, un nemico invisibile che si riproduce molte volte all’anno ma solo nei mesi di settembre e ottobre mette letteralmente le ali e diventa più pericoloso. Basta una copertura di tessuto non tessuto (l’ideale sarebbe una rete anti insetto ma non sono ancora riuscito a trovarne in piccole quantità) e la mosca del porro non riuscirà a depositare le sue uova negli steli, dalla fine di ottobre potremo tornare a scoprire le nostre piantine, ci penserà il freddo a tenerla lontano.

I fusticini debbono raggiungere il diametro di una matita per poter essere trapiantati

ma non resisto, devo sperimentare se sia possibile coltivarli anche in un sistema deep water, per questo estraggo dall’argilla 10 piantine “cavia” e le inserisco in una linea di coltivazione ad acqua profonda. Dovranno sfidare sia la modalità di coltivazione che, almeno ad occhio non pare la più adatta per questo tipo di coltura, sia la temibile mosca là fuori, senza la protezione del tessuto!

Intanto, in pieno campo, sempre protetti dal loro telo di sicurezza, stanno crescendo i loro “fratelli maggiori”. Seminati all’inizio della primavera, sempre nell’amorevole argilla, sono stati espiantati per essere messi a dimora nell’orto tradizionale, passaggio perfettamente riuscito, ora sono in terra e il diametro del loro fusto è già di qualche centimetro, tra poco, stufi di mangiare pomodori, melanzane e peperoni, diventeranno i compagni della nostra mensa dei mesi freddi in innumerevoli minestre, tortini e piatti fumanti che scalderanno le serate in famiglia.

Anche quella per i porri in acquaponica è un’attenzione certosina e meticolosa, che rivolgo ad ogni piantina fin dalla semina, non chiedetemi di quantificare il tempo che dedico a questa mia passione, non devo produrre, non devo guadagnare, quanto piuttosto rilassarmi, divertirmi e meditare in compagnia dello sciabordio dell’acqua che corre nei tubi, che si getta nelle vasche, che ritorna al laghetto e ai suoi pesci rigenerata.

Buona acquaponica a tutti.

Mario Brignone, Presidente