Chiunque ha iniziato un’attività imprenditoriale si è dovuto confrontare con la necessità di inquadrarla in uno specifico codice ATECO, dove ATECO sta per ATtività ECOnomiche. Dall’inquadramento all’interno di uno specifico codice discendono, a cascata, una serie di adempimenti burocratici e di controllo cui partecipano una pluralità di Enti (Regione, Comuni, ASL, Camera di Commercio, ecc…) e la possibilità di accedere a Bandi e finanziamenti (Nazionali, Regionali, Europei, di Fondazioni, ecc…)

Fino ad ora chi ha avviato un’attività professionale di coltivazione acquaponica ha avuto le sue belle difficoltà ad inquadrarsi all’interno di uno specifico codice, a cominciare dal fatto che si potesse considerare l’imprese agricoltura, codice 01 o acquacoltura codice 03. Tutto ciò non ha completamente paralizzato la nascita di attività acquaponiche di natura professionale ma le ha fortemente rallentate, disincentivandole. In pratica laddove gli aspiranti imprenditori hanno trovato un funzionario in grado di accogliere la norma “approssimando” il codice ATECO più vicino alla descrizione dell’attività acquaponica si è potuto procedere, diversamente si è dato il via al valzer degli interpelli e delle richieste di pareri perchè nessuno era in grado di assumersi la responsabilità!

Alla situazione di impasse ha cercato di porre rimedio a maggio l’art. 224 del decreto rilancio Misure in favore della filiera agroalimentare (lo trovate qui), non subito però, rinviando la questione di qualche mese con la seguente formulazione: “l’Istat è delegato a definire, nel termine di 90 giorni, una specifica classificazione merceologica delle attività di coltivazione idroponica e acquaponica ai fini dell’attribuzione del codice ATECO.”

Passa dunque qualche mesetto ed è finalmente arrivato l’aggiornamento dell’ISTAT dei codici ATECO e la relativa nota esplicativa nella quale, con linguaggio tecnico burocratico, si dice che per non “scompaginare” l’insieme dei codici ATECO, che non sono un fatto meramente nazionale ma sono coordinati a livello comunitario, in attesa di una revisione più generale, pervista fra 3 o 4 anni, si sarebbe inquadrata l’acquaponica fra le coltivazioni fuori suolo, altrettanto si è fatto per l’idroponica. Il problema è che l’acquaponica è inscindibile dall’allevamento del pesce (che svolge il compito assolto in idroponica dalle soluzioni nutritive) che fare allora?

L’escamotage crediamo sia apparso molto semplice all’arguto consesso di economisti, statistici, giuristi, sociologi, ecc … che hanno trattato la questione che hanno deciso che  l’acquaponica va inquadrata nella divisione 01 se le coltivazioni agricole rappresentano il principale output dell’attività, altrimenti sono classificate nella divisione 03 quella che ha a che fare con l’acquacoltura.

Tuttavia la distinzione tra le due principali tipologie del prodotto acquaponico, pesci e piante, non è poi così semplice da praticare. L’opzione andrebbe fatta secondo il principio delle “priorità”, s’immagina in termini di fatturato. Ma un anno potrebbe essere prevalente il pesce (perchè ad esempio gran parte del pesce allevato è giunto a maturazione e viene raccolto) un altro potrebbero prevalere le verdure. Inoltre il differente tipo di tassazione delle attività (reddito agrario per le attività agricole e reddito d’impresa per le altre) potrebbe condizionare il tipo di scelta.

Che dovrebbe fare un imprenditore alla ricerca di fondi per l’avvio di un impianto acquaponico avviare due impianti gemelli, chiamandoli “pesci” e “verdure”, uno dei quali potrebbe beneficiare delle risorse del FEP (fondo europeo pesca) e l’altro di quelli del FESR (Fondo Europeo Sviluppo Rurale) entrambi gestiti dalle regioni. Due partite IVA, due contabilità separate, due tipologie di prodotto prevalente, fatti funzionare “in parallelo” questi due impianti potrebbero massimizzare i benefici, ma la semplificazione abita da un’altra parte!

Non rimane che adoperarci affinché la prossima revisione radicale della classificazione, annunciata fra 3 o 4 anni superi in primo luogo la dicotomia fra pesci e piante e comprenda anche pesci e altri animali di acqua salata e, perché no, le alghe, perché il mondo cambia, le nuove professioni “verdi” si evolvono più velocemente delle revisioni dei codici ATECO che, se va bene hanno cadenza decennale!

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