La volta scorsa vi abbiamo presentato i wicking beds, questa volta cerchiamo di rispondere ad una domanda un po’ più complessa: è possibile collegare una coltivazione fatta nei wicking beds ad un impianto acquaponico?

A giudicare dall’immagine che segue, che si riferisce all’impianto realizzato da Paul Van der Werf, un tecnico appassionato di acquaponica, per una casa per anziani in Australia, direi proprio di si. Sarà proprio seguendo i suoi consigli che spiegheremo come fare …

Tanto per cominciare non credo sia facile trovare dalle nostre parti le barriere di ferro curvilinee che vedete nella foto ma anche i tradizionali “cassoni” in legno possono andare bene o, se volete non occuparvi più della manutenzione, potete utilizzare stecche e pali in plastica riciclata come questi.

La tecnica di funzionamento di questi letti traspiranti collegati all’impianto acquaponico è la stessa dei tradizionali wicking beds, solo che l’acqua, invece di essere aggiunta dall’alto fino al punto in cui è situato il “troppo pieno”, circola con le pompe dalle vasche dei pesci (dopo essere stata filtrata come in ogni impianto acquaponico che si rispetti, per evitare che le parti solide a lungo andare vadano ad otturare il letto di ghiaia e ritorna al laghetto dopo aver raggiunto il punto di troppo pieno).

Nelle immagini che seguono vedete le prime fasi di costruzione dei letti di crescita nell’impianto realizzato da Paul:

Fondo realizzato con un telo impermeabile di PVC

 

Livellamento della ghiaia sul fondo

 

Nella prima immagine vediamo il fondo impermeabilizzato con il telo in PVC usato per i laghetti ornamentali, nella seconda la fase di riempimento con la ghiaia, l’acqua andrà a coprire appena la ghiaia e verrà intercettata dal troppo pieno per cadere nel “pozzetto” (sump) dalla quale ripartirà per il suo giro spinta dalle pompe di ricircolo. Sarà necessario tenere un serbatoio d’acqua di almeno 10 centimetri nel quale “affogare” la ghiaia, così come 30 cm di terra di coltivo, separati dalla ghiaia dal tessuto non tessuto (TNT) possono essere sufficienti, ma e sempre meglio abbondare, per evitare che il terreno si surriscaldi nelle stagioni estive!

Se la scelta del tipo di ghiaia da utilizzare non presenta un particolare problema, in pratica vanno bene un po tutte purché non troppo fini, potrebbe andare anche bene la stessa argilla espansa che si usa per i tradizionali grow bed, qualche attenzione in più deve essere posta al tessuto geotessile o tessuto non tessuto (TNT) che separa il terreno dalla ghiaia, infatti se è troppo fitto rischia di intasarsi con il terriccio e quindi di non far passare l’acqua creando una “palude”, se invece è troppo rado il rischi è quello opposto, cioè la terra potrebbe sporcare la vasca in cui vengono allevati i pesci!

Il terreno di coltivo deve essere un mix equilibrato di azoto e carbonio è da tener ben presente che stiamo facendo scorrere in continuazione l’acqua proveniente dal bacino dei pesci che è ricca d’azoto (esattamente come per la concimaia non si può mettere solo erba fresca -azoto- ma questa deve essere intervallata da rami e foglie secche, o anche cartone purché pulito) Paul consiglia di mettere del cartone, di quello delle confezioni scartate dal supermercato, sul fondo del terriccio utilizzato per le aiuole. Nell’esempio che vedete il cartone ha rappresentato la metà dell’altezza del terreno, ci ha messo sei mesi a degradarsi completamente e ha reso  il terriccio di coltivo particolarmente soffice. Nelle fasi successive il carbonio necessario può essere rappresentato dallo strato di paglia usato per la pacciamatura che via via viene inglobato nella massa.

Nelle immagini che seguono vedete le fasi successive della costruzione di un’aiuola con l’aggiunta del terriccio sopra lo strato di cartoni e il suo livellamento:

Il terreno di coltivo è molto importante, se volete evitare di acquistare del terriccio particolarmente costoso potere mescolare in pari quantità sabbia, terreno di coltura e humus di lombrico. Sarebbe buona cosa aggiungere anche della graniglia di conchiglia per elevare i livelli di carbonio e compensare l’acido che si forma attraverso il lavoro dei microbi nel terreno.

Non dimenticare di pacciamare l’aiuola di coltura, scopo di coltivare in un contenitore rialzato non è solo quello di rialzare la superficie di lavoro, ma anche quello di ridurre l’infestazione delle erbacce! La paglia va benissimo ma anche altri materiali come il telo nero intrecciato che viene messo nelle serre per appoggiarvi sopra i vasi è adatto, solo un po meno “Country”!

L’impianto dovrà essere eseguito almeno una settimana prioma di inserirvi il pesce perché l’acqua, dapprima torbida, dovrà avere il tempo di schiarirsi. Non disperare se l’acqua non diventa subito limpida, continua a farla girare con la pompa, vedrai che prima o poi diverrà trasparente. Non è invece necessario “ciclare” l’acqua (operazione ben conosciuta dai coltivatori acquaponici), perché i batteri nitrificanti contenuti nel terreno passeranno all’acqua e faranno per voi il lavoro “sporco”!

Nel prossimo post parleremo dei collegamenti idraulici necessari per il funzionamento … stay tuned!