Potrebbe venire da un pesce d’acqua dolce l’empurau, la salvezza per molti squali pescati e sottoposti alla pratica dello shark finning, che consiste nell’amputare le pinne del pesce e rigettarlo a mare ancora vivo!

Niente più zuppa di pinne di pescecane nello stato malaysiano di  Sabah, pronto a vietare la pesca degli squali entro la fine dell’anno, che potrebbe venire sostituito proprio dall’empurau, un pesce d’acqua dolce del sud-est asiatico, considerato una risorsa sostenibile, prestigiosa e redditizia.

E se pensate che la strage degli squali per la pratica dello “spinnamento” sia solo roba da “musi gialli” vi sbagliate, siamo proprio noi della “civile” Europa tra i primi praticanti: Spagna, Francia, Inghilterra e Portogallo sono tra i primi 20 Paesi per la cattura degli squali, complessivamente sono secondi solo all’Indonesia.

Dunque, d’ora in poi se qualcuno vorrà buttare fino a 400 dollari per un piatto di pesce, che tra l’altro a vederlo fa anche un pochino schifo, molto meglio un tradizionale filetto di pesce persico, è avvisato.

La notizia è interessante anche sotto il profilo dell’acquaponica perché i tentativi di acquacoltura sembrano avere un buon potenziale e la LTT Aquaculture ha ricevuto un finanziamento governativo nel 2012 per la ricerca sugli empurau in cattività. Me li vedo già gli acquaponisti con gli occhi a mandorla che vanno ad offrire “frutti di bosco” ai loro preziosi pesci, già perché l’empuaru ha una dieta a base di frutti selvatici che cadono direttamente dagli alberi nei fiumi!

Fonte: Il fatto alimentare.it

Ringraziamo Valeria Fava per la segnalazione

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