Considerando anche i tre elementi, (O) ossigeno, (H) idrogeno e (C) carbonio, necessari alle sintesi organiche, che le piante assorbono dall’aria e dall’acqua, gli elementi nutritivi indispensabili per la nutrizione vegetale risultano essere in numero di 15  come di seguito elencato:

7 metalloidi: H, O, C, N, P, S, B.

8 metalli: K, Mg, Ca, Fe, Mn, Cu, Zn, Mo.

Di questi quindici elementi, nove sono richiesti dalla pianta in notevole quantità e sono detti “macroelementi” (H, O, C, N, P, K, Mg, Ca, S), mentre gli altri vengono richiesti in modica quantità e sono detti “microelementi” (Fe, B, Mn, Cu, Zn, Mo). Di queste sostanze le piante hanno una necessità minima o molto piccola.

I microelementi sono tuttavia ugualmente importanti come i macroelementi.

I più importanti sono: Ferro (Fe) Rame (Cu) Manganese (Mn) Zinco (Zn) Boro (B) Molibdeno (Mo). Il ferro è il più importante tra i microelementi. Esso entra nella costituzione di vari enzimi e regola numerosi processi biochimici come la sintesi della clorofilla, la fotosintesi, la respirazione cellulare.

Le foglie sono gli organi della pianta che contengono la maggior quantità di ferro e nei cloroplasti si ha la concentrazione più elevata.
I sintomi della clorosi ferrica si manifestano con ingiallimenti internervali prima delle foglie più giovani poi anche delle sottostanti.
Gli apporti di “Ferro” sono eseguiti principalmente con formulati che contengono il ferro in forma chelata (EDTA-DTPA-EDDHA).

In accordo alle pratiche agricole, la commissione Europea, tramite il Regolamento (EC) No. 2003/2003, norma l’utilizzo dei ferro e degli altri micronutrienti chelati usati da solo o in miscela. Sei agenti chelanti, tutti acidi poliamminocarbossilici, sono consentiti: EDTA, DTPA, HEDTA, EDDHA, EDDH4MA and EDDCHA

Il chelato di ferro EDDHA (ammesso in agricoltura biologica) è forse il più efficiente, ha il pregio di rimanere “stabile” con un ph da 4 a 11 (ma gli estremi non ci interessano, non dovendo coltivare mirtilli americani né le alghe e i piccoli crostacei che proliferano nei laghi alcalini dove pascolano i fenicotteri) ma ha il difetto di rendere l’acqua rossa come il succo di pomodoro per due o tre settimane, si può dunque usare il chelato di ferro DTPA che rimane stabile solo fino a ph 8 ma è fin che mai.

Gli altri microelementi, anche se utilizzati dalla pianta in minore quantità rispetto il ferro, svolgono comunque una funzione fondamentale per la fisiologia della pianta.

Il boro favorisce lo sviluppo meristematico, il molibdeno favorisce l’assimilazione dell’azoto, il manganese la sintesi della clorofilla e la fotosintesi clorofilliana, lo zinco la sintesi di aminoacidi e delle auxine ed il rame favorisce la sintesi proteica. Per tutti questi, piccoli avanzi di mangime disciolti nell’acqua o lo stesso metabolismo dei pesci in allevamento è in grado di assicurare una quantità sufficiente per le piante.

Buona acquaponica a tutti.

Condividi con i tuoi amici